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L’elogio della bellezza

Il mistero della vita sta nella ricerca della bellezza. (Billy Wilder)

Venere allo specchio

Diego Velasquez Venere allo specchio

Bellezza vaga promessa d’eternità, che come effimero stato di grazia, si trasforma in elisir di gioventù, laddove Vanità e Narciso suggellarono il loro scellerato patto. Questo è l’incipit di ciò che del vanesio è l’opera più cara, la metamorfosi di sé e cioè la manipolazione del suo essere, la ricreazione di quella scultura sublime che prima era appannaggio solo degli dei, la sublimazione del proprio apparire in una nuova divinità.
Mentre giovani ninfe si pavoneggiano mirandosi compiaciute in stagni lucenti e le movenze dei loro corpi acerbi accendono le fantasie sopite di maturi satiri annoiati, le antiche matrone gelose custodi dei riti sacri dell’eros si rimirano in specchi logori e stanchi di riflettere sempre le medesime tristi immagini, meditano vendetta. Qual rivincita è più bella di quella della rinascita a nuova vita? Quale gioia più gradita se non la ritrovata gioventù? Qual trofeo più ardito se non la riconquista degli anziani talami? Se quello che il tempo rubò, ora le novelle circi possono assaporare il piacere della conquista che un giorno permaneva trionfante sulle loro labbra voluttuose.
Giunto è il momento che i giovani fauni che si crogiolano al sole del meriggio tendano i poderosi muscoli pronti alla fuga, come i teneri cervi che fuggano dalle frecce di Diana la cacciatrice. Quali sono dunque queste nuove temibili armi, che le giovani naiadi debbano tanto temere, quelle di un sarto? Se di taglia e cuci gli eredi moderni di Esculapio si dedicano con tanto diletto a rimodellare antiche divinità cadute in disgrazia, o quelle di nuovi dei così abili da ricreare dalla materia grezza nuove forme aggraziate e morbide, docili quasi come argilla e come creta pronta a sgretolarsi al minimo tocco.
Esultate matrone, siate ebbre di gioia signore, che anche per voi il dolce sapore dell’elisir di gioventù rinverdisca gli antichi fasti, s’invigoriscano dunque i seni cadenti, si snelliscano le cosce, si tonifichino i glutei stanchi, spariscano attorno gli occhi le antiestetiche zampe di gallina, si snelliscano i fianchi, che le labbra tornino voluminose e tumide, che la pelle ritrovi la tonicità d’un tempo, che il corpo sia fletta come un arco pronto a scattare al momento dell’amplesso, che divampi il fuoco della passione e che i suoi tizzoni ardenti incendino le voglie dei giovani e anziani fauni e che le adolescenti ninfe inebriate dalle loro bellezza vengano accecate dalla loro invidia.
Che sia dunque la bellezza a illuminare il mondo e non importa se artificiale sia, sempre di avvenenza si tratta. Ben venga quindi il corpo rifatto, che come una scultura svela le sue forme sensuali dopo che è stata ultimata, il corpo della donna è un’opera d’arte e come tale venga preservata, custodita e col tempo restaurata, per offrire a nuovi occhi l’anticha bellezza che col tempo è rimasta intatta, magari solo nascosta dalla polvere invidiosa del tempo.

L’ego digitale e il nuovo edonismo

Eco e Narciso

Eco e Narciso

Edonismo: (dal greco antico Edoné, “piacere”) è, in senso generale, il termine con il quale si indica qualsiasi genere di filosofia, o scuola di pensiero che riconosca nel piacere (e non, ad es., nel bene o nella felicità) il fine ultimo dell’uomo.

Digitale: In informatica ed elettronica con digitale ci si riferisce a tutto ciò che viene rappresentato con numeri o che opera manipolando numeri. Il termine deriva dall’inglese digit, che significa cifra, che a sua volta deriva dal latino digitus, che significa dito.

Sommando i due termini si ottiene L’edonismo digitale.

Avanguardia Edonista.

Farsi un ego digitale.

Perché confezionarsi un ego digitale a discapito di quello materiale. Le ragioni apparentemente molteplici si riducono a due soltanto. La prima la più palese è l’essere finalmente se stessi o meglio quello che si è sempre desiderato di essere, la seconda è l’apparenza dionisiaca ovvero l’appagamento dell’io. Sia l’una che l’altra sono imprescindibili, si come espressione più materiale della supremazia su se stessi, sia anche come manifestazione e appagamento dell’ego. Essere come si è sempre voluti essere e non solo apparire ora si può, dotandosi di un io (o multi ego digitale). Non sono d’accordo con chi radicalmente cambia tutto in se stessi, ciò dimostra una poco propensa autostima. Ognuno di noi ha dunque qualcosa che funziona e qualche cos’altra che opera meno, tutto sta a capire quello che non funge ed operarsi ad un cambiamento ovviamente in meglio. In un’epoca basata sull’apparenza dove l’immagine gioca un ruolo predominante e dove nessuno è esente da ritocchi di qualsiasi genere. L’edonista digitale si appropria di quegli elementi di “ritocco” adesso accessibili a tutti. La rete offre numerose risorse per l’appagamento naturale dell’ego. Strumenti, accessori, e non ultimi il social network. La realtà è avara di stimoli perché s’infrangono in un muro fatto di preconcetti e false libertà. La vera libertà sta nell’essere, nell’apparire, nell’appagamento dei sensi e nella ricerca dell’effimero, nel compiacersi, nel ricercare il piacere fino a se stesso, godere di se stessi e degli altri e che dunque ben vengano le esibizioni estemporanee di corpi nudi che grazie e bellezza, agilità e potenza non lesini nano agli occhi, dimostrazione sublime della perfezione umana e condizione primaria dell’esistenza.
Edonismo
Dal greco piacere, godimento, è, in senso generico, ogni dottrina che pone il piacere, comunque inteso, a norma e fine ultimo dell’attività umana, facendo in esso consistere il valore stesso del bene morale. L’edonismo è un derivato nel campo etico dell’empirismo gnoseologico: negata infatti alla conoscenza umana la possibilità di raggiungere, oltre i fatti d’esperienza, valori d’ordine spirituale assoluto (Dio, anima, bene, ecc.), ne consegue logicamente l’impossibilità, o, quanto meno, l’inopportunità di porre questi supposti valori a fondamento e norma della vita morale e della felicità; ed è facile sostituire ad essi il criterio immediato e concreto della soddisfazione, piacere, godimento che le singole azioni sono in grado di procurare all’individuo. Edonismo, questo, in senso proprio, distinto da altri sistemi etici affini come l’eudemonismo e l’utilitarismo.

Perché confezionarsi un ego digitale a discapito di quello materiale. Le ragioni apparentemente molteplici si riducono a due soltanto. La prima la più palese è l’essere finalmente se stessi o meglio quello che si è sempre desiderato di essere, la seconda è l’apparenza dionisiaca ovvero l’appagamento dell’io. Sia l’una che l’altra sono imprescindibili, si come espressione più materiale della supremazia su se stessi, sia anche come manifestazione e appagamento dell’ego. Essere come si è sempre voluti essere e non solo apparire ora si può, dotandosi di un io (o multi ego digitale). Non sono d’accordo con chi radicalmente cambia tutto in se stessi, ciò dimostra una poco propensa autostima. Ognuno di noi ha dunque qualcosa che funziona e qualche cos’altra che opera meno, tutto sta a capire quello che non funge ed operarsi ad un cambiamento ovviamente in meglio. In un’epoca basata sull’apparenza dove l’immagine gioca un ruolo predominante e dove nessuno è esente da ritocchi di qualsiasi genere. L’edonista digitale si appropria di quegli elementi di “ritocco” adesso accessibili a tutti. La rete offre numerose risorse per l’appagamento naturale dell’ego. Strumenti, accessori, e non ultimi il social network. La realtà è avara di stimoli perché s’infrangono in un muro fatto di preconcetti e false libertà. La vera libertà sta nell’essere, nell’apparire, nell’appagamento dei sensi e nella ricerca dell’effimero, nel compiacersi, nel ricercare il piacere fino a se stesso, godere di se stessi e degli altri e che dunque ben vengano le esibizioni estemporanee di corpi nudi che grazie e bellezza, agilità e potenza non lesini nano agli occhi, dimostrazione sublime della perfezione umana e condizione primaria dell’esistenza. Edonismo Dal greco piacere, godimento, è, in senso generico, ogni dottrina che pone il piacere, comunque inteso, a norma e fine ultimo dell’attività umana, facendo in esso consistere il valore stesso del bene morale. L’edonismo è un derivato nel campo etico dell’empirismo gnoseologico: negata infatti alla conoscenza umana la possibilità di raggiungere, oltre i fatti d’esperienza, valori d’ordine spirituale assoluto (Dio, anima, bene, ecc.), ne consegue logicamente l’impossibilità, o, quanto meno, l’inopportunità di porre questi supposti valori a fondamento e norma della vita morale e della felicità; ed è facile sostituire ad essi il criterio immediato e concreto della soddisfazione, piacere, godimento che le singole azioni sono in grado di procurare all’individuo. Edonismo, questo, in senso proprio, distinto da altri sistemi etici affini come l’eudemonismo e l’utilitarismo.

Come nuovi dei, i giovani fauni si compiacciono di se stessi guardando riflesso nel lago delle vanità la loro immagine lucente. Segui il link per saperne di più ed entrare nell’Olimpo delle nuove divinità

A proposito di donne: da Ipazia di Alessandria a miss tette finte

Ipazia di Alessandria

Ipazia di Alessandria

Quanta strada l’essere umano ha fatto nel corso della sua evoluzione e quante scoperte hanno contribuito a migliorare la qualità della sua vita, tutto è cambiato ma sembra che solo una cosa a giudicare da ciò che accade oggi è rimasta tale e quale se non peggiorata da sempre, il ruolo della donna. Ieri rivedendo il film “Agorà”, mi è venuto da pensare che forse tanto tempo fa quando il paganesimo e l’antica sapienza che confidava nel sole e nella luna, dove le erbe e la conoscenza della natura era primaria per la sopravvivenza, dove mi si scusi il termine, l’ignoranza faceva vivere in pace con ciò che stava attorno agli esseri umani. Venne, la scienza, e la filosofia, il libero pensiero ma anche ahimè le religioni.

Viveva attorno all’anno 400 d.C. ad Alessandria d’Egitto una certa Ipazia che citando wikipedia; nacque ad Alessandria, nella seconda metà del IV secolo. Non è possibile stabilire con maggiore precisione l’anno della sua nascita: il lessico Suda sostiene che lei «fiorì durante il regno d’Arcadio», ossia dal 395 al 408, il che comporterebbe una data di nascita oscillante dal 355 al 368, anche se la maggior parte degli studiosi crede di poter indicare la sua nascita intorno al 370. Ipazia «era giunta a tanta cultura da superare di molto tutti i filosofi del suo tempo, a succedere nella scuola platonica riportata in vita da Plotino e a spiegare a chi lo desiderava tutte le scienze filosofiche. Per questo motivo accorrevano da lei da ogni parte tutti quelli che desideravano pensare in modo filosofico». In questo passo, Socrate Scolastico, scrivendo intorno al 440, indica che ad Alessandria l’unica erede del platonismo interpretato da Plotino era stata Ipazia: diversamente, Ierocle, alessandrino di nascita ma formatosi ad Atene nella scuola del neoplatonico Plutarco (350-430), indica nel suo maestro l’erede della filosofia platonica in una successione che procede da Ammonio Sacca e, attraverso Origene, Plotino, Porfirio e Giamblico, giunge a Plutarco di Atene. Analoga è la successione dei maestri neoplatonici indicata dal più tardo Proclo, anch’egli membro della scuola d’Atene. Una donna che insegnava filosofia, la strada pareva essere segnata, l’uguaglianza tra i sessi pareva essere cosa fatta, se non fosse intervenuto un fattore che col tempo avrebbe contribuito e non poco a fare ripiombare nell’oblio la donna, la religione.

Il conflitto di potere tra il prefetto Oreste e il vescovo Cirillo.

Nessuna fonte attesta il comportamento tenuto da Ipazia durante queste drammatiche vicende, né gli eventuali rapporti intercorsi tra lei e il vescovo Teofilo. Sappiamo che il risalto ottenuto nella città di Alessandria dalla personalità di Ipazia è immediatamente successivo a quei fatti e coincide altresì con l’affermazione, prodottasi nell’Impero orientale, del movimento politico e culturale degli elleni, sostenitori tutti della tradizionale cultura greca indipendentemente dalle singole adesioni a una particolare religione. La loro ascesa subì un arresto con l’avvento al potere dell’Augusta Pulcheria, nel 414, per risalire, con alterna fortuna, nei decenni successivi, fino al declino avvenuto dalla seconda metà del V secolo.

Il prestigio conquistato da Ipazia ad Alessandria ha una natura eminentemente culturale, ma quella sua stessa eminente cultura è la condizione dell’acquisizione, da parte di Ipazia, di un potere che non è più soltanto culturale: è anche politico. Scrive infatti lo storico cristiano ortodosso Socrate Scolastico:

«Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale ». Ma le cose sarebbe presto cambiate, e il potere dello stato ha dovuto soccombere a quello della religione, e la povera Ipazia, accusata (già allora), di stregoneria e immoralità (solo perché non credente?) o per paura (la filosofia si è sempre data un gran daffare a trovare le risposte a tutte le domande, non lasciando campo alla sola fede senza un perché), trovò la morte e triste è la sua fine; “Era il mese di marzo del 415, e correva la quaresima: un gruppo di cristiani «dall’animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d’accordo e si appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario, dove la massacrarono e le cavarono gli occhi mentre ancora respirava; poi la spogliarono delle vesti e la fecero a brandelli usando cocci aguzzi.Trasportati i brandelli del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli. Questo procurò non poco biasimo a Cirillo e alla chiesa di Alessandria. Infatti stragi, lotte e azioni simili a queste sono del tutto estranee a coloro che meditano le parole di Cristo».

Da allora sono passati tanti secoli e la donna tra alti e bassi ha trovato la sua strada, anche se ancora oggi trova molte difficoltà a inserirsi nella società. La colpa se andiamo a indagare è di entrambi maschi e femmine, con i media che contribuiscono per un fatto di mercato che tutto resti com’è, non meravigliamoci allora, se abbondano i concorsi di bellezza e affini e se a Moneglia nella riviera Ligure di Levante s’inneggia a “miss tette finte”. Ciò vuol dire allora che di strada dai tempi di Ipazia non se n’è percorsa molta, tutt’altro e quello che le donne come lei ha conquistato con sangue e fatica, è messo in secondo piano da due protesi al silicone e magari neanche ben fatte. Meditate gente, meditate.

Web Marketing: video virale

Cos’è un video virale?

Video virale è uno dei termini che è entrato a far parte della terminologia legate al mondo di internet, ma effettivamente di cosa si tratta? Di certo non ha nulla a che vedere con il termine “virus” legato ad internet stesso, vedere un video virale non comprometterà la stabilità del nostro computer. Un Video virale, detto in pochi termin, non è altro che un video talmente divertente interessante o innovativo che la gente non si trattiene dal volerlo condividere, che sia per mezzo di videoblog, blog, instant messenge, email, di persona in persona… e chi più ne ha più ne metta!! Ma non si ferma qui, infatti grazie proprio a questa capacità “virale”, della trasmissione da individuo ad un altro individuo, i “video virali” hanno ben presto varcato da soglia da video amatoriale, approdando nel campo Marketing virale.

Per fare in modo che il video virale commerciale funzioni al meglio si cerca, quasi sempre, di offrire all’utente che vedrà, almeno la prima volta il video, la sensazione che il video a cui sta assistendo sia frutto di un video amatore. Quindi il tutto registrato preferibilmente con telecamere non ad altissima risoluzione e mai (o quasi mai) appoggiate su piedistallo, questo per ingannare ancora meglio lo spettatore. Il metodo si rende ancor più efficace se il video è completamente privo di marchi commerciali, infatti a svelare che si tratta di una pubblicità deve essere la schermata finale con tanto di brand dello sponsor.

Come rendere virale un video:

L’immagine qui sopra dice che per rendere virale un contenuto bisogna far sì che abbia almeno una di queste caratteristiche: deve essere divertente, incredibile/spettacolare, controverso, molto utile/unico.

Ma spesso non basta.

Ho infatti parlato ieri con un lettore il quale mi ha detto (più o meno) “ho fatto un video mettendoci tutto l’impegno possibile, studiando tutte le tecniche su manuali e ebook, l’ho messo su YouTube, e non se l’è filato nessuno. Ho speso parecchi giorni e anche parecchi soldi per farlo, e non capisco come mai non funzioni. Cosa mi consigli?”

“I segreti dietro i video virali”

Un vecchio e notissimo post di TechCrunch cerca di spiegare le Secret Strategies Behind Many Viral Videos, ma non dice tutta la verità.

L’articolo si sofferma infatti su particolari molto tecnici, come l’ottimizzazione del title e della thumbnail, il tagging, la piattaforma. Ma io non credo che nessuna di queste cose, per quanto estremamente importanti, possano aiutare a far crescere il numero di visualizzazioni di un video in modo esplosivo.

Intendo dire che per fare centinaia di migliaia di visualizzazioni, devi fare in modo che qualcuno embeddi o linki quel video nel suo sito.

L’effetto valanga

Hai presente la palla di neve che rotola e in pochi istanti diventa una massa che travolge tutto? per i viral video si può parlare proprio di effetto valanga: in pochi minuti/ore, se il tuo video viene embeddato/linkato dai siti giusti, potrebbe ricevere una mole di traffico davvero spropositata. Traffico che poi, generalmente, si ferma quasi del tutto.

La chiave è  questa: il tuo video deve finire su qualche sito “importante”

Non deve essere necessariamente un sito che fa numeri incredibili, ma deve essere un sito che sai che è “sotto osservazione”, che è letto da webmaster di altri siti molto popolari/influenti: basta generalmente che uno dei siti di questo “network invisibile” la embeddi o lo linki, ed ecco che a ruota tutti gli altri siti faranno lo stesso, generando il citato “effetto valanga”.

Ma non è tutto. Assai importante è anche il timing: un video come quello qui sopra, girato pochi giorni prima di Natale, è riuscito a viralizzarsi proprio perchè è stato diffuso in prossimità delle festività natalizie, magari in un momento dove le notizie scarseggiavano e il clima, in certe redazioni, era più disteso e rilassato. Sicuramente non avrebbe avuto lo stesso successo se fatto circolare qualche mese dopo.

Riassumendo, un pò di faccia tosta, un po’ di conoscenze giuste e una scelta dei tempi azzeccata possono aiutarti a creare un viral video vincente.

Finalizzazione di un progetto

Finalizzare la propria presenza sul web per avere uno scopo e una finalità, i social network vengono incontro non solo alle piccole e medie imprese ma anche al singolo utente che non ricerca solamente amicizie ludiche, ma che vuole intraprendere una strada personale di ricerca e di utilità finalizzata ad eventuali scenari futuribili. Varie sono gli strumenti messi a disposizione dei nuovi social media. Promuoversi, pubblicizzarsi in poche parole essere presenti in quel mondo variegato e in continua evoluzione che sono appunto i social network. Per esperienza personale la ridondanza e la mancanza di contenuti fruibili dalle utenze non giovano alle nostre aspettative, per contro un continuo aggiornamento degli argomenti e una presenza non monotona ma costante sono utili ai nostri scopi. Esserci ed essere persistenti sono le chiavi di Volta per un evolversi in positivo delle nostre attese; blog, articoli, commenti, idee sono i nostri “update status” cioè i passi che ci portano a finalizzare giorno dopo giorno i nostri propositi e la nostra permanenza in posizioni di rilievo sul web.