Caravaggio: La vocazione di San Matteo

Caravaggio La Vocazione di San Matteo

Caravaggio La Vocazione di San Matteo

La tela, di grandi dimensioni, è uno dei dipinti di grande interesse del pittore lombardo e fa parte di un ciclo conservato a Roma nella chiesa di San Luigi dei Francesi. La scena raffigura l’episodio evangelico di Cristo che chiama San Matteo a seguirlo.

La penombra dell’ambiente è squarciata dalla luce che proviene da destra in alto e che scolpisce tutti i volumi in maniera poderosa, come avviene normalmente nella pittura di Caravaggio. Il raggio luminoso va a “colpire” San Matteo, seduto al tavolo per riscuotere i tributi (Matteo membro di una delle categorie più odiate dal popolo ebraico. In effetti, a quell’epoca gli esattori delle tasse pagavano in anticipo all’erario romano le tasse del popolo e poi si rifacevano come usurai tartassando la gente), che con aria interrogativa si rivolge a Cristo indicandosi con il dito, come per chiedere “Dici a me?” Dall’altro lato della stanza il Salvatore lo chiama con un gesto imperioso della mano, che secondo alcuni riprende il gesto stesso di Dio Padre degli affreschi della cappella Sistina (quello della creazione di Adamo per intenderci), notiamo la posizione del Cristo, mentre il corpo e il braccio sono protesi verso Matteo, i piedi sono rivolti verso l’uscita, come a dire “sbrigati, non c’è molto tempo” . Vicino al santo notiamo anche quattro personaggi, alla sinistra due giovani, quello di schiena quasi a voler sfoderare la spada, colto nell’atto di alzarsi come se in quel suo accenno di movimento ci sia l’intenzione di mandare via i due ospiti inopportuni, l’altro giovane è colto di sorpresa, nel suo sguardo si può scorgere sgomento, tanto che indietreggia quasi a cercare conforto tra le braccia del santo. I due personaggi a destra nell’ombra invece sono troppo indaffarati nei loro affari per accorgersi di quello che sta succedendo attorno a loro, per costoro non vi sarà salvezza, perché non toccati dalla luce della grazia.

L’ambiente è spoglio, gli elementi di arredo sono ridotti al minimo, e i protagonisti della scena sono gli uomini e soprattutto la luce, metafora della luce divina che accompagna Cristo e che non tutti sono in grado di vedere.

Un’ultima annotazione, assieme a Gesù c’è San Pietro e quasi timidamente ripete il gesto del Maestro: rappresenta il papa (non dimentichiamoci che siamo a Roma in epoca di Controriforma) o più in generale la chiesa che si agisce in consonanza con Cristo stesso.

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Un commento su “Caravaggio: La vocazione di San Matteo

  1. E’ probabile che Matteo sia il ragazzo all’estrema sinistra del quadro. Perché così aumenterebbe il gioco di specchi, la ricorsività dell’opera. Caravaggio prende spunto dalla Creazione d’Adamo di Michelangelo. Gesù riprende il gesto della mano, imitato da Pietro, imitato dal signore con la barba, che infine indica il futuro Apostolo ancora ignaro. La ricorsività, il gioco di specchi è il sigillo del genio. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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