El sabor de España a Roma “El Duende”.

El duende Roma

Il linguaggio aiuta l’essere umano a entrare in contatto con se stesso, anche se talvolta il senso di alcune parole gli sfugge. Il fatto che esistano in tutte le culture espressioni impossibili da tradurre in altre lingue rende alcune parole ancor più impenetrabili. Questo è il caso della parola duende, difficile da rendere comprensibile anche in spagnolo, il che però non significa che la sua essenza non sia familiare.
Sappiamo bene che, attraverso il suono, le parole raggiungono la nostra comprensione, che la loro musicalità ci tocca ancor prima del loro significato, così come la poesia è più vicina alla musica che al discorso. Il miglior modo di capire l’idea di duende sarebbe dunque, forse, quello di ricorrere alla formula di sant’Agostino per definire il tempo: «Se non mi si chiede che cos’è, lo so. Se mi si chiede, non lo so».

Il duende: lo spirito misterioso del flamenco

“El duende” nella mitologia spagnola è definito come uno spiritello, un folletto magico un po’ dispettoso situato nei boschi della Spagna, ma è altresì una ben nota espressione “tener el duende” riferita agli artisti, ai musicisti e in modo particolare ai ballerini di flamenco come per spiegare l’emozione.

Un’emozione che si traduce e si moltiplica per i cinque sensi quando si entra per la prima volta al “Ristorante El duende” a Roma.

La vista è la prima a essere chiamata in causa, con l’amarillo y rojo, i colori della di una nazione, della passione e della gelosia, del il sangue come del il vino, mistico connubio tra sacro e profano. Il tatto viene a contatto con una cultura che risente ancora degli echi moreschi e mediterranei, mentre il gusto si esalta in un tripudio di sensazioni che solo una cucina ricca di quegli elementi di terra, aria, acqua, accompagna in quel viaggio si sapori, colori che raramente si ritrovano altrove. L’olfatto non è mai si sazio delle mille sensazioni di un’aria carica di culture millenarie riesce a dare. Ultimo ma non ultimo l’udito che le note del flamenco, anima e corpo di una nazione fanno balzare a battere le mani all’unisono. La passione di un popolo si traduce nella sua cultura, nei suoi canti, nella sua cucina e in questo contesto che“ El duende” ci trasporta in un batter d’occhio nella sua terra d’origine, nei suoi boschi, facendoci riscoprire nel caso le avessimo perse quelle sensazioni millenarie che i popoli del mediterraneo custodiscono come un prezioso tesoro.

“Il Duende è un potere e non un agire, è un lottare e non un pensare. Ho sentito dire da un vecchio maestro di chitarra: «Il duende non sta nella gola; il duende sale interiormente dalla pianta dei piedi».
Vale a dire, non è questione di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue; cioè, di antichissima cultura, di creazione in attoè questo «potere misterioso che tutti sentono e nessun filosofo spiega» .

Federico Garcìa Lorca
“Il duende teoria e gioco”, 1933.

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